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apertura conto corrente italiano per iscritti AIRE: a chi conviene e a chi no

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Pousinha
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apertura conto corrente italiano per iscritti AIRE: a chi conviene e a chi no

Messaggio da leggere da Pousinha »

Darile, ecco la risposta che aspettavi. Innanzi tutto, c'è da distinguere se l'italiano residente all'estero e iscritto AIRE se ne sia o meno in un paese UE o in area extra-EU. Nel primo caso, no problem, chi risiede in qualunque paese dell'area EU può aprire conti in tutti i paesi dell'area EU più GB. Il mio caso è il secondo: iscritta AIRE senza residenza italiana. Senza la residenza, raramente una banca italiana e men che meno di un altro paese UE si azzarderebbe ad aprire un conto a un non residente, per quanto cittadino. Per la verità ne conosco solo una, ma una di numero disposta, dacchè la tendenza è, con il passare del tempo, a non aprire conti a non residenti. Ma anche se vi si riuscisse, per legge questi conti correnti per cittadini non residenti costavano 30 euro al mese nel 2016 (e chissà ora a quanto hanno aumentato la manutenzione, è lo standard d'obbligo di governo :x ). Questi costi valgono anche in caso di residenza in un altro paese comunitario. Ma a parte che in questa maniera mi fumerei tutto quello che guadagno online e pure offline (considera che il valore della moneta brasiliana -e ancora molto peggio lo sono quella argentina e di qualunque paese latinoamericano- è ridicolo rispetto all'euro e con lo scenario da coronavirus, il divario si sta allargando sempre più), inizierei ad avere pure l'AdE alle calcagna. Se apro un conto in Italia, si accendono lucine di allarme per il fisco italiano. Che da anni è alla ricerca di spostamenti fittizi della residenza fiscale. Per questo motivo, oramai la sola iscrizione AIRE non è più sufficiente a spostarti la residenza. Se anche lasciassi in Italia una vecchia auto pur prossima alla rottamazione, per il fisco italiano sei residente in Italia. Se ti sei trasferito e sistemato all'estero pur con casa, conto e tutto, non hai più nemmeno uno spillo di sicurezza in Italia, ma tuo figlio c'è rimasto perchè sta studiando in una università italiana, per il fisco italiano sei residente in Italia. Parlo sempre di residenza fiscale, non fisica. Da parte mia ho per forza di cose la residenza fiscale in Brasile, oltrechè fisica, ma basta un nonnulla come appunto l'apertura di un conto corrente italiano affinchè il fisco italiano si metta in testa che tanto può configurare attrazione della residenza fiscale in Italia. E' una lucina che non si deve accendere. Ti spiego ora quello che mi costerebbe se commettessi una simile imprudenza: sarei costretta a pagare due commercialisti, uno in Brasile e uno in Italia per una doppia dichiarazione dei redditi, pagare IVIE sulla casa perchè situata all'estero e IVAFE sui conti brasiliani. Per non parlare di eventuali costosissime traduzioni giurate (costano sui 150 reais a pagina e non li guadagno nemmeno in un mese, con il lavoro), se me le dovessero chiedere, perchè ovviamente nè il commercialista italiano nè l'AdE sono tenuti a capire il portoghese tecnico della mia dichiarazione brasiliana. Nemmeno la legge contro le doppie imposizioni mi sarebbe granchè d'aiuto. Il non avere nessun familiare poi che si possa occupare di aspetti amministrativi italiani per me è un grosso discrimine. Ho perso abbastanza presto i miei genitori e non ho nè fratelli nè sorelle (ecco quindi che non ho neppure legami familiari stretti in Italia da una vita). Non posso fare nulla che comporti incombenze nè amministrative nè tributarie in Italia, perchè se nascesse un intoppo, sarei obbligata a prendere un aereo per venire a risolverli di persona. E il costo di un biglietto aereo, con le ridicole (ridicole quanto a valore rispetto all'euro) monete sudamericane, vale minimo sei santi anni del mio lavoro online. Sarei inoltre costretta a pagare profumatamente professionisti che disbrighino per me, non avendo nessun familiare stretto in Italia. Diverso è invece il caso di un imprenditore italiano bene avviato, che magari mantiene l'impresa in America latina (o altra area) e avesse necessità di far transitare i ricavi in Italia. Un imprenditore bene avviato può permettersi tutte le spese che ho indicato e magari ha pure una casa per le vacanze in Italia. Ricordare che anche una vecchia catapecchia in Italia ci attira la residenza fiscale. Siccome però non sono un'imprenditrice, ma una prof. fallita di lingue straniere, la mia residenza fiscale deve per forza coincidere con quella fisica. Questo vale per chiunque non sia materialmente in condizione di mantenere un conto corrente aperto in Italia, una volta iscritto AIRE. Insomma, chiunque vada a vivere all'estero, specie se zona extra-EU, deve innanzi tutto tenere in mente tutte queste questioni. Chi non lo fa e mantiene conti italiani aperti, se non è imprenditore, a suo rischio e pericolo.



darile
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apertura conto corrente italiano per iscritti AIRE: a chi conviene e a chi no

Messaggio da leggere da darile »

Che casino :):) ... grazie della spiegazione. Mi sembra solo incredibile che in un mondo globalizzato ci siano ancora dei paletti così vincolanti.

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Pousinha
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apertura conto corrente italiano per iscritti AIRE: a chi conviene e a chi no

Messaggio da leggere da Pousinha »

E hai ragione, ma se provi a googlare apertura conto italiano per non residenti, vedrai il casino che trovi. E vedrai anche quanta gente incasinata nera nel forum finanzaonline.com (è anche da lì che prendo, tra gli altri, notizie fiscali con cui mi tengo aggiornata, tra gli altri, dato che i miei esami commercialistici, economici e di diritto tributario risalgono a circa 20 anni fa). E questi paletti tendono ad aumentare, non certo a diminuire. Ma ricordi i vecchietti che all'epoca dei nostri bisnonni emigravano all'estero, quale che fosse il paese? Non esisteva l'AIRE e nemmeno UE. Nemmeno la vecchia CEE e bastava andare in Francia per sempre dimenticandosi dell'Italia. Oggi, nella tecnocrazia in cui viviamo, nemmeno se vai a nasconderti all'inferno riesci a evitare che il fisco italiano ti faccia le pulci. Devi stare superattento a non trascurare alcun aspetto finanziario e fiscale. Anche se sei iscritto AIRE e hai dimenticato di chiudere qualche utenza in una vecchia casa che non sei riuscito a vendere perchè nessuno l'ha voluta comprare, il fisco italiano ti può rilevare che hai spostato fittiziamente la tua residenza fiscale in frode al sistema tributario. No, più tecnologia, più organizzazione, più fatti di questo tipo.
Da poco ho letto di un ragazzo italiano che ha trovato negli USA e ovviamente per ricevere lo stipendio gli servirà un conto americano, se no se si fa arrivare soldi dall'America rischia il blocco (anzi, trattandosi proprio degli USA, la regola è il bloco del conto corrente italiano senza se e senza ma). Lui non voleva chiudere il suo conto con mi pare mediolanum o banca simile, perchè ha depositi che rendono. Ma già quando si iscriverà al'AIRE inizieranno le rogne: per prima cosa, ovviamente, il suo conto deve diventare conto per non residenti, con i costi a cui accennavo (se non ci fa arrivare soldi statunitensi, siccome il contoè già aperto, non glielo chiudono). Se fa lo gnorri e non avvisa la sua banca che va negli USA a lavorare, rischia sanzioni se prima o poi se ne accorgono. Se non si iscrive all'AIRE, dovrà pagare le tasse due volte senza beneficiare del decreto contro le doppie imposizioni: una tassa negli USA e quella italiana. E se in territorio italiano non ha nessuno che presenta la dichiarazione anuale per lui, ecco che diventa alla peggio ipotesi evasore fiscale (al fisco non gliene frega una cippa se sei orfano e senza fratelli e sorelle che presentino la dichiarazione annuale per te, per loro conta che non l'hai presentata e se stai in America, ci lavori e dunque hai un conto sul quale casca lo stipendio americano, ci devi pagare l'IVAFE se non sei iscritto AIRE oppure sei iscritto, ma mantieni un conto corrente italiano). Morale della favola: questo ragazzo deve chiudere il conto corrente italiano prima di partire a lavorare negli USA, se non vuole cacciarsi nei guai.

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